Poesia erotico- didascalica

Amores, Ars Amatoria, Rimedia Amoris e Medicamina Faciei sono le opere che fanno parte della poesia erotico didascalica. All’interno di quest’ultime vengono descritte tutte le fasi dell'amore, e definiti precetti e consigli utili al lettore. In Amores il poeta si identifica dapprima nel ruolo dell'innamorato, poi in quello del magister amoris nell'Ars Amandi e infine in quello del medico nei Rimedia Amoris.

La concezione che ha Ovidio dell'amore è uno sfizioso gioco intellettuale, sorretto da vere e proprie regole, dove amante e amata hanno ruoli ben definiti. L'amante deve saper stare al gioco della dama ed imparare ad adattarsi a varie personalità femminili. L'amata deve interpretare la preda: deve mostrar di saper resistere, opporsi alle tentazioni dell'uomo scatenando in lui il desiderio, fingere virtù che non le appartengono, come tradire ed essere gelosa. La genialità e l’innovazione di Ovidio sta proprio nel cantare l'amore in maniera moderna e leggermente peccaminosa: il risultato è che il coinvolgimento del lettore è molto più alto.

 

Amores (Amore)

 

Sono una raccolta di elegie con soggetto amoroso. Composte tra il 23 ed il 14 a.C, inizialmente erano in 5 libri, poi ridotti a 41 componimenti in 3 libri, versione a noi pervenuta.

L’autore canta i suoi amori giovanili, che hanno per oggetto più donne, e questo è il primo elemento di differenziazione rispetto agli altri poeti elegiaci, i quali facevano ruotare le loro esperienze amorose attorno ad un’unica donna. Difatti Ovidio afferma di “amare tutte le donne belle”. Corinna, nome fittizio come scriverà nei Tristia “nomine non vero dicta Corinna mihi” (IV,10, 60), è la donna che compare maggiormente tra i versi del poeta.

Manca quasi totalmente il “servitium amoris”, poiché il poeta, pur tenendo conto dei temi classici dell'elegia, quali discorsi sul tradimento, il desiderio, la gelosia, lo fa distaccandosi per assumere un atteggiamento più ironico e giocoso nei confronti della sua esperienza.

 

Heroides (Eroidi)

Eroidi (Eroine) è una raccolta di epistole immaginarie composte tra il 25 ed il  16 d.C. Il metro utilizzato è il distico elegiaco. La raccolta è costituita da 21 lettere d'amore che si immaginano scritte da famose eroine ai loro mariti o innamorati.

La prima serie, ovvero dalla prima alla quindicesima, vede protagoniste donne famose del mito greco: Penelope che scrive a Ulisse, Fillide a Demofonte, Briseide ad Achille, Fedra a Ippolito, Enone a Paride, Ipsipile a Giasone, Ermione a Oreste, Deianira a Ercole, Arianna a Teseo, Canace a Macareo, Medea a Giasone, Laodamia a Protesilao, Ipermestra a Linceo; del mito latino (Didone a Enea) e storiche (Saffo a Faone). La seconda serie, dalla sedicesima alla ventunesima, contiene le lettere di tre innamorati, corredate anche con la risposta dell’amata: Paride ed Elena, Ero e Leandro, Aconzio e Cidippe.

Il nucleo principale è costituito dalle epistole aventi come soggetto la sofferenza delle scriventi, essendo state abbandonate o tradite. Le più famose sono le vicende di Didone e di Arianna. La prima scrive una lettera ad Enea nel tentativo di convincerlo a tornare da lei, arrivando a tale scopo sia con argomentazioni pratiche e altre che dovrebbero far leva sui sentimenti dell'uomo: l'annuncio di una gravidanza o il suicidio. Ovidio coglie il momento più commovente, per quanto concerne Arianna: quando lei, svegliatasi, si accorge che Teseo è fuggito e lo vede già in mare distante.

Nelle epistole IV e XI l'autore affronta il tema dell'amore incestuoso. La prima narra la passione che travolse la giovane  Canace per il fratello Macareo;  mentre la secnella seconda al centro dell’attenzione c’è la follia di Fedra innamoratasi del figliastro Ippolito. Il personaggio Fedra è il tipico esempio di come Ovidio si serva del mito solo come di un pretesto: la sua figura è la rappresentazione figurata degli scandali in cui le matrone dell’epoca erano coinvolte.

Le Eroides saranno un degno modello per Giovanni Boccaccio che, nell'Elegia di Madonna Fiammetta, mutuerà da Ovidio non soltanto lo stile elegiaco ma anche la rivalutazione femminista del poeta latino.

 

Ars amatoria (l’Arte di amare)

 

È un’opera di 3 libri che appare come una sorta di manuale del seduttore in cui Ovidio riveste il ruolo di magister amoris.

I primi due libri sono dedicati ai giovani uomini dove vengono loro svelati tutti i segreti per divenire ottimi seduttori, così avranno le giuste armi per conquistare ogni tipo di donna.

Il terzo ed ultimo libro viene presentato come una sorta di “risarcimento” alle donne, dedicato proprio al genere femminile; così, anche alle donne sono dispensati consigli nell’arte della seduzione.

L’Ars Amatoria è da considerarsi, altresì, come un documento di grande importanza per conoscere gli usi e i costumi di Roma in età augustea.

 

Medicamina faciei feminae (Rimedi per il viso delle donne)

È un trattatello che affronta il discorso della cosmesi. A noi è pervenuta solo una piccola parte, esattamente 50 distici elegiaci.

 

I Remedia Amoris (Rimedi all’amore)

È un’opera di circa 400 distici elegiaci, che chiude il ciclo delle opere erotico didascalico. Ovidio, questa volta in veste di medico, si rivolge a chi dall’amore è stato fortemente deluso. Il suo atteggiamento è ironico, nonostante la sofferenza: vi sono acute osservazioni, nonché la dimostrazione di una notevole conoscenza di psicologia maschile e femminile. 

Note di spregiudicatezza, impertinenza e distacco dalla materia sono alla base delle sue prime opere. A differenza di Tibullo e Properzio, l’amore non è più una passione insana, ma un desiderio sensuale che può essere soddisfatto, a condizione che le regole vengano rispettate.