Opere della relegazione

Tristia

E' un'opera poetica in cinque libri, composta da 50 componimenti elegiaci. Il metro utilizzato è il distico elegiaco. La scelta del metro non è casuale, anzi è ottimale per esprimere i lamenti poeta. Ovidio, infatti, descrive la penosa condizione a seguito. Per il timore che i suoi amici venissero eventualmente compromessi, le elegie dei Tristia sono, volontariamente, prive di destinatari.

 

 

Ciò che giunge al lettore, oltre il dolore del poeta per la sua condizione da esiliato, è come l’unica ragione di vita che resti al poeta sia racchiusa nella poesia. Seppur l’opera possa apparire un po’ ripetitiva per il pedante, quasi ossessivo tema, ovvero la relegazione a Tomi. I Tristia possono considerarsi un fedele resoconto di un dramma umano. Sin dai primi versi traspare nitido il dolore:

Parve, nec invideo , sine me, liber, ibis in Urbem:ei mihi, quod domino non licet ire tuo

Andrai, piccolo libro, senza di me nella Città, ma non ti invidio. Va' - va' nella Città a me proibita - proibita al tuo padrone”.

 

Epistulae ex Ponto  (Lettere dal Ponto)

Sono 46 composizioni epistolari in distici elegiaci raccolte in quattro libri. Nel 12 d.C. vennero pubblicati i primi tre libri, mentre il quarto ed ultimo fu pubblicato postumo. I versi delle Epistualae hanno, al contrario dei Tristia, dei destinatari ben precisi. In particolare sono influenti personaggi della cerchia di Augusto ai quali Ovidio si rivolge affinché intercedano per lui presso l'imperatore.

 

I temi delle lettere ruotano attorno al dispiacere dell’errore commesso e auspica che Augusto possa perdonarlo: se proprio Roma gli deve essere negata, chiede che venga trasferito in un’altra località. Tuttavia rispetto, al contenuto dei Tristia, nelle Epistulae si mostra molto più accondiscendente nei confronti di Tomi e dei suoi abitanti, non descrivendoli più come dei barbari pronti a farsi giustizia da soli e derisi per abbigliamento e costumi ma, anzi, ammette di essersi affezionato a quei luoghi.

Sul piano stilistico le Epistulae mostrano un Ovidio ormai spento e ripetitivo nei temi e negli espedienti: egli stesso ha piena coscienza della scarsa varietà degli argomenti delle lettere di cui afferma di vergognarsi. Nostalgia e malinconia sono le sfumature dominanti della parola poetica delle lettere.

 

Ibis

 

E' un poemetto di 322 distici contro un amico identificabile che sembra che a Roma infangasse la figura di Ovidio e, addirittura, desiderosa di impossessarsi del suo patrimonio. La lunga sequela di contumelie riprende un analogo poema di Callimaco scritto 250 anni prima. Di conseguenza, si è in dubbio se sia esercitazione letteraria o lo sfogo di un autentico sdegno. Il titolo richiama il nome di un uccello stercorario, l’ibis appunto, con tutto quanto vi è implicito.

Restano, infine 135 esametri di un poemetto didascalico sulla pesca, Halieutica, sempre scritto a Tomi; pochi esametri di un poemetto didascalico sull’astronomia, Phaenomena e notizie di un poema epico perduto, la Gigantomachia.