La Storia

Le origini di Sulmona si perdono nella leggenda: si narra che Solimo, esule con il fidato amico Enea dalla città di Troia, oramai quasi distrutta dagli Achei, dopo un lungo ed estenuante viaggiò approdò sulle coste del Lazio. Lasciato Enea, Solimo decise di spingersi nei territori più interni della sconosciuta penisola. Fu così che giunse in una conca verde e fertile, un territorio ricco di acque e di selvaggina. Innamoratosi di quei luoghi, decise di fondarvi una città alla quale dette il suo nome: Solimona, Sulmona. Gli antichi scrittori, tra i quali Publio Ovidio Nasone e Silio Italico, concordano sulla remota origine di Sulmona, ricollegabile alla figura di Solimo.

Le prime notizie storiche, però, ci giungono da Tito Livio. Lo stesso narra come la città, nonostante le battaglie perse del Trasimeno e di Canne, rimase fedele a Roma chiudendo le proprie porte ad Annibale. Sul Monte Mitra vi sono testimonianze archeologiche di uno degli insediamenti fortificati più grandi dell’Italia centrale. Si tratta di una zona, posta più in alto della sede attuale della città, che assunse la sua posizione tra i due fiumi Gizio e Vella solo nel periodo romano.

La valle Peligna vede la derivazione del suo nome dal greco “peline” ovvero “fangoso, limaccioso”. Infatti, in età preistorica, la conca di Sulmona era occupata da un vastissimo lago; in seguito a disastrosi terremoti la barriera di roccia che ostruiva il passaggio verso il mare dell’acqua crollò: in compenso il terreno rimase fangoso e fertile.

 

L’età Romana

Sulmona, in epoca romana, fu sede di uno dei tre municipi peligni assieme a Corfinium e Superaequum. Nell’81 a.C. la città fu interamente distrutta da Silla a seguito della ribellione per ottenere l’integrale applicazione della Lex Cornelia de Suffragiis. Dopo ben trentadue anni si ebbe la rinascita della città che di lì a pochi anni avrebbe visto la nascita del suo più illustre figlio: il poeta Publio Ovidio Nasone. Cantore dell’amore in tutte le sue sfaccettature, finì i suoi giorni a Tomi, in Romania, relegato dall’imperatore Augusto. La relegatio a differenza dell’exilium non comportava la perdita della cittadinanza romana e dei diritti e di conseguenza non comportava la confisca dei beni.

Dalle iniziali del celebre emistichio ovidiano “Sulmo Mihi Patria Est”, la città ha preso le lettere contenute nel suo stemma, ‘SMPE’. Le tracce della Sulmona romana sono riemerse dagli scavi nel tempio di Ercole Curino, posto ai piedi del monte Morrone in cui, secondo un’antica leggenda, vi sarebbero i resti della villa di Ovidio.

 

Medioevo

Con l’avvento del cristianesimo (circa nel III secolo d.C.) il territorio peligno era costituito da un’unica grande diocesi, quella di Valva, a cui si aggiunse quella di Sulmona. La carica del primo vescovo sulmonese risale al V secolo. La dinastia degli Svevi agì a sostegno di Sulmona costringendo il vescovo a porre la sua sede entro le mura della città.

Durante il regno di Federico II si ebbe la costruzione di eccezionali opere civili, come l’acquedotto medioevale, uno dei monumenti dell’epoca più importanti dell’Abruzzo.

Dal punto di vista politico, Sulmona unitasi alla Marsica, costituì un’unica grande provincia. Federico II promosse la città a capitale e sede della curia. Infine Sulmona fu sede del giustizierato e di uno studio di diritto canonico equivalente a quello di Napoli. L’importanza della città è deducibile anche dalla disposizione che delle sette fiere annuali che si tenevano in sette città del regno, la prima si svolgesse a Sulmona, precisamente dal 23 aprile all’8 maggio.

Alla fine del XIII secolo, Sulmona seguì da vicino la vicenda del papa Pietro da Morrone, meglio conosciuto come papa Celestino V. Inoltre, sempre nel capoluogo peligno, venne istituita la congregazione monastica degli eremiti di San Damiano, poi detti Celestini. La cella di Celestino V è ancora visitabile nel vicino Eremo di Sant’Onofrio al Morrone.

Nel XIV secolo Sulmona ebbe una propria zecca: batté monete che recavano sul dritto le iniziali del motto ovidiano “Sulmo mihi patria est”, mentre sul rovescio portavano l’immagine di Pietro da Morrone in abiti papali.

 

Rinascimento

Caduti gli Svevi, presero l’avvento gli Angioini che osteggiarono la città di Sulmona, non perdonandole la fedeltà a Federico II e il successivo appoggio dato a Corradino di Svevia. Così Sulmona venne privata del giustizierato e poi della facoltà di diritto canonico. Nonostante tutto nel XIV secolo la città triplicò la sua superficie e si cinse di una seconda cerchia di mura e di ben sei porte. Sempre in questo secolo si costruì il palazzo dell’Annunziata, dapprima asilo per orfani e in seguito ospedale.

Nel corso del XVI secolo vi un notevole sviluppo dal punto di vista economico- commerciale: nacque la Scuola Orafa Sulmonese, l’industria della carta e furono impiantati vari opifici lungo il fiume Gizio. Anche il commercio ebbe un’interessante crescita, grazie al mercato di stoffe preziose, come la seta sermontina. Dal lato monumentale venne eretto il campanile dell’Annunziata con i suoi 65,5 metri. Infine, fu introdotta la stampa, grazie al letterato e studioso ovidiano Ercole Ciofano. Vennero edite le opere di Ovidio e pubblicati i capitoli della Giostra Cavalleresca.

 

Storia moderna e contemporanea

Nel 1610 Città fu nuovamente infeudata con titolo principesco a Marcantonio II Borghese nipote del Papa Paolo V dal re di Spagna Filippo III. Nel 1656 fu dismessa la Giostra Cavalleresca che si teneva due volte l’anno per mancanza e disapplicazione dei cavalieri, oltre che per la terribile peste. Le chiese sulmonesi vennero dotate degli organi di tipo italiano opera di organari locali, tra i quali Marino e Vincenzo da Sulmona.

Purtroppo il 3 novembre 1706, circa tre anni dopo quello dell’Aquila, si verificò un disastroso terremoto che distrusse l’intera città e i morti furono oltre mille. I danni, ovviamente furono gravi: semidiroccata la cattedrale (con rovina degli affreschi, crollo delle volte e della copertura, danneggiamento della facciata e dell’abside); rimasero danneggiate tutte le chiese antiche, alcune delle quali non furono più ricostruite, rovinate le porte urbiche, caduti a terra tratti di mura, crollate alcune arcate dell’acquedotto. Della Sulmona medioevale rimase poco e nulla, perdendo numerosi palazzi storici.

 

XIX secolo

 

L’Ottocento fu un secolo all’insegna della rinascita: il nodo ferroviario sulmonese, grazie alla sua strategica posizione, ebbe notevole sviluppo e con esso si ebbe una eguale crescita economica e demografica. Nel 1889 nacque un’altra grande personalità della città, Giuseppe Capograssi, insigne studioso di filosofia del diritto.

 

XX secolo

Il Novecento è stato caratterizzato da periodi di alterna fortuna, tra i quali vale la pena ricordare la costruzione nel 1933 del teatro comunale, la ricostruzione dello storico cinema Pacifico e i vari passaggi del giro d’Italia.

Durante la seconda guerra mondiale Sulmona subì gravissimi danni: venne bombardata il 27 agosto 1943 in quanto nodo viario e ferroviario strategico. La stazione ferroviaria fu colpita poco prima di mezzogiorno dagli angloamericani con 69 aerei B17 , le famose “fortezze volanti” e da altrettanti Liberator. Si conteranno un centinaio di morti (uomini, donne, bambini) e un migliaio di feriti. L’altro obiettivo era lo stabilimento industriale “Dinamitificio Nobel” che produceva materiali esplodenti e impiegava tremila lavoratori.

Nonostante tutte le avversità si colgono i primi segni di rinascita a partire dalla visita del primo presidente della Repubblica Enrico De Nicola nel novembre del 1946. Inoltre venne ricostituito l’Archivio di Stato, sottratto dal regime fascista per vendicarsi di una rivolta popolare del 1929.

Il comune di Sulmona è tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione in quanto insignito della Medaglia d’Argento al Valor Militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale.