La Pasqua

La Pasqua nella città di Sulmona è una festività molto sentita e gli eventi ad essa legati raccolgono, ogni anno, migliaia di turisti. Dopo il consueto giovedì dedicato ai Sepolcri, il venerdì santo è teatro della solenne processione che si snoda lungo i vicoli del centro storico che rendono molto pittoresco il corteo. È nota come la Processione dei Trinitari, poiché organizzata dai confratelli della SS. Trinità. Il passo di coloro che vi partecipano è particolarmente lento e dondolante, chiamato non a caso “struscio”.

 

La processione ha inizio dall’antica chiesa della Trinità, sede peraltro della confraternita che ne cura l’organizzazione. Il corteo è aperto dal Tronco, risalente al 1700, che è una grande croce ricoperta di velluto rosso con intarsi in argento. Il Tronco è portato da un membro della confraternita, per il quale rappresenta un onore l’incarico; di esso sfilano tutti gli altri confratelli che portano i caratteristici e tipici “fanali” in argento sempre risalenti al XVIII secolo. Il coro composto da oltre 120 cantori intona il Miserere, affiancato dalla banda che accompagna il canto. Sfila poi la statua del Cristo morto sopra il quale, prima della processione, i confratelli lasciano 33 garofani rossi. A chiudere il lungo corteo vi è la statua dell’Addolorata, vestita con un abito completamente nero per evidenziare il lutto.

 

Arrivati alla chiesa di S. Maria della Tomba, dal campanile della chiesa scende una cascata di luci che, nella fede cristiana, serve ad indicare che il Cristo ha liberato i fedeli dai peccati. A questo punto i Trinitari cedono ai Lauretani il permesso di portare le statue per le vie del loro quartiere, riconsegnando poi ai confratelli della S.S. Trinità le statue. I Lauretani hanno comunque il permesso di sfilare con i Trinitari fino al rientro in chiesa, anch’esso molto suggestivo: tutti i confratelli con i “fanali” si dispongono attorno al portale e assistono al rientro del Tronco del Cristo e dell’Addolorata. Dopodiché, i battenti della chiesa vengono chiusi.

 

La Madonna che scappa

E’ la rievocazione dell’annuncio fatto alla Madonna sulla risurrezione di suo figlio Gesù. Un evento particolarmente apprezzato da sulmonesi e turisti. Si ripete ogni domenica di Pasqua in Piazza Garibaldi, luogo della rievocazione, sempre stracolma per l’occasione. Questo rito antichissimo, molto suggestivo ed unico nel suo genere, viene organizzato dalla Confraternita di S. Maria di Loreto.

 

Nella seicentesca chiesa di San Filippo Neri regna una profonda sacralità, poiché la Vergine Maria è chiusa nel suo dolore, vestita di nero, compiange il figlio morto. Il rito prevede la partecipazione, oltre alla statua della Madonna, di quelle di San Pietro e San Giovanni, col compito di annunciare alla Vergine la resurrezione. Le statue, portate da quattro lauretani, arrivano in piazza e iniziano ad avanzare verso la chiesa di San Filippo, dove si arrestano sulla soglia.

 

La tradizione prevede tre chiamate prima che la Vergine esca dal luogo in cui si è ritirata. San Giovanni è il primo a bussare al portone, ma invano, come vano è il secondo tentativo, compiuto da San Pietro. Solo al terzo tentativo il portone si apre e la Vergine, lentamente, avanza verso il centro della piazza, “scortata”, a distanza, dalle statue dei Santi. All’altezza del Fontanone, la Vergine scorge il figlio risorto e inizia la sua corsa per ricongiungersi a lui. La statua del Cristo risorto è posta alla fine della piazza, sotto un baldacchino rosso, tra gli archi dell’acquedotto.

 

Correndo la Madonna muta il suo aspetto: il manto nero cade, lasciando emergere il vestito verde e il fazzoletto bianco sulla mano destra lascia il posto ad una rosa rossa. Nel mentre  12 colombe bianche si librano in volo, accompagnate dal rimbombo degli spari dei mortaretti. La tradizione popolare, però, non si lascia sfuggire nulla: solo se la corsa della Madonna avviene senza incidenti, l’anno che verrà sarà positivo per la città e per la fertilità della natura. Anche le colombe dovranno librarsi in aria e non volare in basso per essere di buon auspicio; così come al velo della statua che, cadendo per lasciare il posto ai boccoli della Vergine, non vi dovrà mai rimanere impigliato.