Convegno

Ovidio 2017. Prospettive per il terzo millennio
Convegno internazionale
(Sulmona 3 – 6 aprile 2017)

Modello di stile e di organizzazione retorica sin dalla prima età imperiale (I sec. d.C.), l’opera di Ovidio ha conosciuto un ininterrotto successo sino all’epoca tardo-antica. Nel Medioevo Ovidio ha continuato ad essere letto e commentato più degli altri autori latini, tanto che per i secoli dall’XI al XIII si parla, non a torto, di una vera e propria aetas Ovidiana: una straordinaria fortuna arrise in quei secoli sia alle opere erotiche sia, soprattutto, alle Metamorfosi, che divennero un serbatoio inesauribile di miti. Le opere erotiche ispirarono le concezioni dell’amore cavalleresco; i Remedia amoris vennero considerati come un vero e proprio trattato scientifico, fiorirono gli studi sull’Ars amatoria, si moltiplicarono le traduzioni dell’opera ovidiana (l’Ars venne tradotta da Chrétien de Troyes alla fine del XII sec., le Heroides da Massimo Planude, in greco, alla fine del XIII, le Metamorfosi da Albrecht von Halberstadt, in tedesco, all’inizio del XIII).

Fino a tutto il Rinascimento Ovidio rimane un punto di riferimento fondamentale per i massimi autori: Dante lo colloca, con Omero, Orazio e Virgilio, fra i poeti sommi del Limbo, Petrarca e Boccaccio manifestano ammirazione per la sua poesia; l’Umanesimo coltiva con grande fervore il genere delle epistole delle eroine. Nei secoli XVI-XVII gli influssi delle Metamorfosi sono evidenti nel teatro elisabettiano e Ovidio è il poeta preferito da Shakespeare. A partire dal Romanticismo la fortuna arride anche all’Ovidio dell’esilio, che viene preso a modello da autori (quali Byron, Shelley, Grillparzer) che si considerano emarginati.

Sul declinare del XX sec. Ovidio è divenuto ispiratore di romanzi, quali Dieu est né en exil. Journal d’Ovide à Tomes, pubblicato e Parigi nel 1960 dal rumeno Vintila Horia, o Die letzte Welt (tradotto in italiano Il mondo estremo) di Christoph Ransmayr, nel 1988. Ma la presenza di Ovidio non si limita al dominio delle lettere: essa è stata grande anche nella musica e nella pittura, soprattutto per quanto riguarda i miti delle Metamorfosi: una Dafne di Rinuccini fu musicata da Peri e Caccini nel 1594 e il poema delle forme nuove fu ben presente a Monteverdi, a Gluck, a Richard Strauss. Costante è la fortuna delle Metamorfosi nella pittura, da Dürer a Rembrandt, da Tiepolo a Canova, da Rodin a Dalí, e l’Ars amatoria  è stata illustrata da Maillol e da Picasso.

Il Convegno internazionale ovidiano, che si svolgerà a Sulmona dal 3 al 6 aprile 2017 in occasione del bimillenario della morte del poeta, non intende limitarsi a tracciare un bilancio dei traguardi raggiunti dagli studi, ma vuole aprire una riflessione sugli orizzonti che all’opera di Ovidio si presentano nel terzo millennio: un ideale percorso, al quale collaboreranno alcuni fra i massimi studiosi ovidiani, consentirà di individuare le nuove prospettive che il mondo del terzo millennio, nelle sue più diverse espressioni, offre all’opera del poeta di Sulmona e alla sua perenne vitalità.